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Curiosando un po’ tra le parole con cui giungete su questo blog digitandole nei motori di ricerca, alcune mi hanno lasciato un po’ stranita. In particolare, “adecco truffa” e “agenzie per il lavoro fregatura”.

Sono rimasta stranita perché siamo circondati da talmente tante truffe, da talmente tante persone che tentano di fregarci in qualche modo (basta pensare a tutte le offerte vantaggiosissime degli operatori telefonici, ad esempio… alcune sono vantaggiose solo per l’azienda che le promuove), che ci costringono a pensare che tutto sia una truffa.

Ma, no, vorrei chiarire: le agenzie per il lavoro non sono una truffa. Come ho scritto in un precedente post, sono legalissime (infatti per mettersi sul mercato devono essere sanzionate dal ministero) e non solo: sono uno dei due modi che abbiamo per trovare lavoro al giorno d’oggi. L’altro, quello istituzionale, statale, sono i centri per l’impiego, di cui forse avrete già sentito parlare (probabilmente in maniera negativa).

C’é ancora chi stampa i propri curriculum e li invia per posta o li porta a mano alle aziende nei pressi di dove abita, sperando che abbiano bisogno di una figura professionale con le sue caratteristiche. Oppure c’è chi, più tecnologicamente, manda email alle suddette aziende (anche se alcune l’email non ce l’hanno nemmeno, oppure non è reperibile su Internet).

Non è sbagliato. Se vogliamo, però, mi sembra uno spreco di tempo. Perché, insomma, se un’azienda sta ricercando una persona per un determinato ruolo da ricoprire, immagino che non se ne starà con le mani in mano ad aspettare che gli cada dal cielo.

Certo, può essere che quell’azienda stia ricercando qualcuno per canali che io non frequento e che per un caso assurdo io proprio in quel momento mandi all’azienda il mio curriculum, senza nemmeno sapere che stanno cercando qualcuno. Ora, tra le altre cose questo qualcuno dovrebbe avere le caratteristiche e le esperienze che io ho, il che non è per niente scontato; anzi, è molto improbabile.

La cosa si fa ancora più improbabile se sono un neolaureato o un neodiplomato e, a meno di non avere una specializzazione specifica, fondamentalmente non so ancora cosa farne della mia vita lavorativa. Perchè a quel punto nella mia lettera di presentazione dovrò essere generico sul mio eventuale ruolo in azienda, cosa che, insomma, non è propriamente ideale. Chi riceverà il curriculum sarà portato a pensare “Questa persona vuole lavorare per noi ma non sa in che ruolo?!?”.

In conclusione, mi chiedo: tentare la fortuna va bene, ma non si perde un po’ troppo tempo e denaro? Non è meglio utilizzare gli strumenti che ci vengono forniti per far incontrare domanda e offerta di lavoro?

E quali sono questi strumenti? Le APL, o agenzie per il lavoro, come Adecco, Manpower, Gi Group etc.

Parliamone. Le APL sono agenzie che promuovono il lavoro interinale, cioè, non solo fanno da tramite per la ricerca del lavoro, ma anche per il rapporto di lavoro. Così, quando troverete un lavoro con una di queste agenzie, non firmerete un contratto con l’azienda che vi dà il lavoro, bensì con l’agenzia. La busta paga vi arriverà dall’agenzia, non dall’azienda.

Cosa cambia per voi? Niente, se non che rispondete direttamente all’agenzia e non all’azienda per la maggior parte delle cose. Questo è quello che si chiama lavoro interinale o somministrato.

Ma è vero che l’agenzia si prende una parte di quello che guadagno? No. NO. Voi percepite quello che l’azienda vi pagherebbe se vi avesse assunto direttamente. Sulla vostra paga viene riportato il vostro livello, la vostra remunerazione oraria/giornaliera, il tipo di contratto collettivo a cui far riferimento.
Poi, l’azienda paga all’agenzia una quota per i suoi servizi, ma questo non vi deve interessare: all’azienda fa ovviamente comodo che l’agenzia svolga la ricerca al posto suo e che si assuma determinate responsabilità, e questo è il motivo per cui paga un surplus rispetto a quello che pagherebbe senza agenzia, assumendovi direttamente (sempre se vi trova). Compra, insomma, dei servizi dall’APL.

I contratti con l’agenzia sono sempre a tempo determinato? Sì. L’agenzia vi assume per quella che si chiama “missione” per un tempo determinato. Vi ho parlato del fatto che la mia prima assunzione è stata di quattro giorni.
Poi la missione può essere presa come periodo di prova dall’azienda, che conclusa questa, può decidere di assumervi.

Perciò, il mio consiglio è: iscrivetevi alle agenzie per il lavoro. Fatelo online e se potete portate anche qualche curriculum a mano nelle filiali vicine a casa, tanto per farvi conoscere (e magari ricordare!). Di solito l’agenzia fa un primo colloquio conoscitivo per capire le vostre caratteristiche e “schedarvi”, di modo da potervi trovare subito nel caso di offerte che potrebbero interessarvi.

Un’ultima cosa: le APL non sono esclusive, cioè se siete iscritti ad Adecco potete tranquillamente iscrivervi anche a Manpower, non c’è alcun problema! Aumentano solo per voi le possibilità di essere chiamati. 🙂

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Quindi nessuno ti dice cosa fare una volta terminati gli studi. O vivi a contatto con la realtà delle agenzie per il lavoro (ad esempio hai un parente che ci lavora), oppure sei completamente all’oscuro di quello che dovresti fare per trovare un lavoro. La gente ti dice “Manda i curriculum ovunque!” e tu di questo ovunque hai già sentito parlare, ma non sai esattamente dove si trovi o come. Quindi mandi il tuo curriculum al tuo lattaio di fiducia e al tuo parrucchiere, sperando che abbiano bisogno di una laureata in marketing che sa l’inglese. Nessuno dei due ti risponde. Dunque?

Tutto quello che oggi so sul mondo del lavoro attuale l’ho imparato a un corso di quelli gratuiti organizzati proprio da agenzie per il lavoro per addetti alla gestione delle risorse umane. Non immaginavo assolutamente che sarebbe stato così utile per me, nè che sarebbe stato frequentato da tanti ragazzi giovani, colti e simpatici, pieni di curiosità e di voglia di fare. Una fotografia della gioventù italiana del tutto diversa da quella che dipingono i vari politici o i giornali. Ma questa è un’altra storia. Il punto è che ho imparato cose che chiunque dovrebbe sapere e che NESSUNO INSEGNA, e mi è semplicemente capitato per caso, altrimenti navigherei ancora nell’ignoranza più totale.

Ci sono capitata perché su Internet trovavo parecchie offerte di lavoro per addetti alla gestione delle risorse umane e ho pensato che avere sul curriculum un corso professionale, seppur gratuito, proprio riferito a quella mansione avrebbe potuto essermi utile per trovare un lavoro anche all’esterno del mio ambito di studi universitari. Per ora non è stato così, ma è stato molto interessante e consiglio a tutti di approfittare di questi corsi, perché non solo in una o due settimane danno più conoscenze pratiche di quanto non facciano alcune facoltà universitarie in cinque anni, ma in alcuni casi soprattutto (come nel mio) fanno una sorta di servizio pubblico per il cittadino.

Non si tratta di fregature, perlomeno nella maggiorparte dei casi: se siete incerti, documentatevi su Internet. Vi chiederete allora perché le agenzie li organizzino se non ci guadagnano niente… Non è proprio così. Per legge una percentuale minima di quello che le agenzie per il lavoro guadagnano deve andare in un fondo che viene utilizzato per offrire servizi ai cittadini. Invece di perdere completamente questi soldi, l’agenzia solitamente preferisce organizzare dei corsi di formazione rivolti ai cittadini, che grazie a questi potranno poi diventare loro lavoratori somministrati e generare quindi un guadagno. Tutto perfettamente legale, quindi e anche estremamente educativo. Nonostante questo, questi corsi vengono ancora visti da molti se non con sospetto almeno con un po’ di puzza sotto il naso e di pregiudizi infondati.

Io poi parlo ovviamente per mia esperienza personale. In ogni caso, se non avete un lavoro e non avete niente da fare, piuttosto che stare a casa a non far niente, vale sempre la pena di tentare, se non altro per acquisire competenze in diversi ambiti e allargare così le possibilità di trovare un lavoro.

In seguito ho frequentato un altro corso, questa volta di amministrazione delle risorse umane e anche in questo caso ho fatto la scelta giusta: abbiamo parlato in modo approfondito delle tipologie di contratto, della lettera di assunzione, delle varie leggi in proposito, dei contratti collettivi nazionali e infine anche di come si fa una busta paga.

Si tratta anche qui di informazioni vitali, che tutti dovrebbero avere e che eppure nessuno dà se non a sprazzi qua e là o tra le righe ma che quasi tutti gli addetti ai lavori (ad esempio gli impiegati delle agenzie per il lavoro) danno per scontato che si sappiano quando ad esempio ti chiedono se hai già compilato il modulo di destinazione dei TFR e cosa ne vuoi fare.

Essere informati è sempre il primo passo verso il successo.

Quando ero piccola, trovare lavoro non era un problema. Esisteva il fantomatico “ufficio di collocamento” a cui ti iscrivevi e che ti trovava magicamente un lavoro, un po’ come essere smistati dal Cappello Parlante di Harry Potter. Facile no?

Forse, ma questo sistema non rispondeva bene alle nuove caratteristiche di flessibilità e competizione del mercato già degli anni ’90. Si è passati quindi nel 1997 a un altro sistema, in cui gli uffici di collocamento si sono trasformati nei centri per l’impiego, uffici regionali che lavorano su base provinciale e dovrebbero essere stati costituiti per trovare lavoro a chi lo cerca. Dico dovrebbero, perché qualcuno di voi ha mai trovato impiego grazie ai suddetti centri? Qualcuno di voi ha peraltro mai fatto un colloquio presso i suddetti centri?

Tralasciando per un attimo anzi per sempre i centri per l’impiego, i metodi per trovare lavoro oggi sono essenzialmente due, anzi tre ma poi due sono collegate: la segnalazione, internet, le agenzie per il lavoro.

1) La segnalazione. Attenti, non parlo di raccomandazione. Che poi quella ci sia e sia anche più efficace di tutti questi metodi è un altro discorso. Qui parliamo di conoscenze, ovvero: io so che nella mia azienda cercano un contabile; una mia amica che faceva la contabile è appena stata licenziata; le dico che c’è una posizione nella mia azienda; lei viene chiamata e fa il colloquio. Non c’è qui garanzia che la mia amica venga assunta, anche se il fatto che io, anche solo proponendola come candidata, praticamente garantisca per lei è già un gran vantaggio. Tutto legale quindi, perché la persona viene assunta effettivamente per le sue capacità. Si tratta solo di un canale di informazione ulteriore e tra l’altro del più efficace.

2) Internet. Su internet la ricerca del lavoro avviene in due modi: o si mandano autocandidature alle aziende, magari attraverso la sezione “Lavora con noi” del sito ufficiale, oppure ci si iscrive a siti come InfoJobs o Adecco. Ora, ci sono tre tipologie di siti come questi: quelli che sono praticamente solo degli aggregatori di offerte di lavoro, come appunto InfoJobs; i motori di ricerca specializzati in questo ambito come ad esempio JobRapido; i siti delle agenzie per il lavoro come ad esempio Adecco. Nella maggiorparte dei casi bisogna iscriversi al sito, caricare o compilare il proprio curriculum e poi si può procedere alla ricerca vera e propria del lavoro ed eventualmente alle candidature. I motori di ricerca ci reindirizzeranno su altri siti; su quelli che abbiamo chiamato aggregatori troveremo direttamente le offerte pubblicate da varie agenzie; sui siti delle agenzie ovviamente troveremo solo le offerte presiedute da quell’agenzia.

3) Le APL (Agenzie Per il Lavoro). Dunque cosa sono queste APL? Quando si è proceduto alla riforma del sistema di ricerca del lavoro, è avvenuta una sorta di privatizzazione del servizio. Mentre prima era il centro di collocamento (quindi un organo statale) a trovare lavoro al cittadino, ora è il cittadino che si deve muovere per cercarlo. Non solo: oltre ai centri per l’impiego (regionali), sono nate anche agenzie del tutto private (ma riconosciute e legittimate una per una dallo stato) che si occupano della collocamento dei lavoratori. Queste agenzie (chiamate anche di lavoro somministrato o temporaneo o interinale) fanno da tramite tra il singolo lavoratore e l’azienda e permettono ai due soggetti di incontrarsi. Chi cerca lavoro deve quindi iscriversi e dare i suoi dati alle agenzie presentandosi di persona presso una filiale o, come abbiamo detto sopra, tramite Internet.

FINE DELLO SPIEGONE, INIZIO DELLA POLEMICA

Queste cose non ve le dice nessuno. O ve le andate a cercare sapendo dove andarle a cercare, oppure brancolate nel buio basandovi su pezzi di informazioni carpite ed estrapolate qua e là. Queste cose non le insegnano all’università nè tantomeno alle superiori, anche se a mio parere dovrebbero assolutamente farlo. Si tratta di informazioni vitali e d’accordo, sono utili a noi, perciò saremmo noi che ce ne dovremmo interessare, ma i percorsi di studio non si chiamano “formazione” proprio perché devono condurre a un lavoro?

Manca un passaggio oggi tra l’istruzione e il lavoro. È quasi come se prima la scuola e poi l’università ti portassero per mano fino alla laurea fino al ciglio di un burrone e poi ti lanciassero giù sperando che tu voli da solo. Non solo in qualche caso non ti hanno dato le ali, ma non ti hanno neanche insegnato come si fa a volare.
Parlo ovviamente solo di alcune facoltà, perché in quelle come ad esempio medicina o veterinaria (sigh) ci sono dei percorsi prestabiliti per permettere agli studenti di inserirsi nel mondo del lavoro, con tirocini e praticantati.
Certo, in tutte le università ci sono servizi di placement e di orientamento, ma sono assolutamente facoltativi e qualche volta non molto promossi dall’università stessa. La cosa mi è sempre sembrata assurda, ma ora che il lavoro è poco ancora di più, perché, d’accordo, c’è chi prende la laurea per cultura personale, ma la maggiorparte di noi studia per poi lavorare ed è illogico che ci si lasci così allo sbaraglio.

Continua…

Una volta ho fatto un precolloquio in un’agenzia per il lavoro somministrato (quelle come Adecco e Manpower per intenderci) e la gentile signorina che avevo di fronte, dopo che le avevo snocciolato le mie peripezie in quanto a istruzione, mi ha detto la seguente frase:

“Insomma, come avrai capito loro cercano una persona seria, affidabile e CHE NON ABBIA GRILLI PER LA TESTA”.

Io sono ovviamente rimasta impassibile e sorridente (prima regola del perfetto candidato) e ho annuito senza fare una piega. Nel frattempo dentro di me pensavo (a voce piuttosto alta): “Questa mi sta dicendo che io ho passato 5 anni della mia vita davanti ai libri e a fare nottate insonni prima degli esami per ritrovarmi non solo a non fare il lavoro dei miei sogni, ma pure a non dover AVERE GRILLI PER LA TESTA?!? I GRILLI PER LA TESTA NON SOLO DOVREI AVER ACQUISITO IL DIRITTO DI AVERLI, MA DOVRESTE PERSINO ESSERE CONTENTI SE LI HO!”

Dopo qualche minuto, terminato il colloquio, sono uscita dall’agenzia e ho continuato a rimuginare su quella frase (a voce più bassa). Sul serio è possibile dire una cosa così triste a una giovane neolaureata che sta cercando quello che sarebbe praticamente il suo primo lavoro dopo 5 anni di università passati a farsi grilli per la testa sul suo futuro? Sul serio è possibile che un’azienda nel 2012 (ora 2013) cerchi personale che serva solo a svolgere meccanicamente un lavoro ripetitivo (e non stiamo parlando di un lavoro da operaio in fabbrica, per capirci) e che oltretutto non abbia neanche la voglia non dico di crescere ma anche magari di far crescere e migliorare l’azienda?

Mi sono intristita così tanto che al colloquio con l’azienda non ci volevo neanche andare. Volevo far fissare l’appuntamento e poi presentarmi con una maglia del grillo parlante di Pinocchio, o in bikini, o non presentarmi proprio. Volevo avere le palle di avere davvero grilli per la testa e di dirlo in faccia alla tizia delle risorse umane e di esserne fiera.

Ci sono andata, poi, al colloquio; ho recitato la parte, ho sorriso, ho fatto la persona seria, ho persino cambiato fotografia del profilo su Facebook per immedesimarmi di più nel ruolo (e nel caso remoto che avessero fatto un giro sulla mia pagina). Ho abbassato la testa, perché alla fine un posto di lavoro lo vogliamo tutti. Ma nel frattempo un pezzettino di me l’ho perso e non lo ritroverò più.