Archivi per il mese di: aprile, 2013

Parliamo ancora di truffe? Dai, che è divertente (non lo è).

Ho appena finito di dire, nell’ultimo articolo, che le APL non sono una truffa. Be’, non tutte. Ci sono ovviamente quelle più conosciute anche a livello nazionale che sono “sicure” e di cui perciò non dovremmo preoccuparci. Ce ne sono altre, invece, che non sono poi così innocue.

Succede, ed è successo anche a me mooooooolto tempo fa, di mandare il proprio curriculum a delle agenzie per promoter, uno degli unici lavori che possono fare gli studenti, perché occupano solo il week end. E che poi una delle suddette agenzie ti chiami a fare promozioni presso un centro commerciale (8 ore in piedi a promuovere un prodotto): la paga è buona e il lavoro non troppo complicato, perciò si accetta.

Senonchè, dopo un po’, l’agenzia chiama dicendo che l’azienda del prodotto in promozione non era soddisfatta e l’ha sospesa. Perfetto, penserete, il lavoro è andato ma almeno ti pagheranno le ore in cui hai lavorato! E invece no. Perchè non c’era nessun contratto.

La prima regola quindi é: prima di fare qualsiasi cosa, firmare un contratto. Firmarlo SEMPRE prima di iniziare a lavorare, anche se vi dicono “facciamo prima una prova e poi il contratto”… no. La prova è già compresa nel contratto: per legge c’è un periodo di tempo (di prova, appunto) in cui l’azienda può licenziare il dipendente e il dipendente si può licenziare senza ripercussioni.

Sembra una cosa banale, lo so, ma, ripeto, è successo e credo succeda ancora.

Vi è mai capitato qualcosa di simile?

Curiosando un po’ tra le parole con cui giungete su questo blog digitandole nei motori di ricerca, alcune mi hanno lasciato un po’ stranita. In particolare, “adecco truffa” e “agenzie per il lavoro fregatura”.

Sono rimasta stranita perché siamo circondati da talmente tante truffe, da talmente tante persone che tentano di fregarci in qualche modo (basta pensare a tutte le offerte vantaggiosissime degli operatori telefonici, ad esempio… alcune sono vantaggiose solo per l’azienda che le promuove), che ci costringono a pensare che tutto sia una truffa.

Ma, no, vorrei chiarire: le agenzie per il lavoro non sono una truffa. Come ho scritto in un precedente post, sono legalissime (infatti per mettersi sul mercato devono essere sanzionate dal ministero) e non solo: sono uno dei due modi che abbiamo per trovare lavoro al giorno d’oggi. L’altro, quello istituzionale, statale, sono i centri per l’impiego, di cui forse avrete già sentito parlare (probabilmente in maniera negativa).

C’é ancora chi stampa i propri curriculum e li invia per posta o li porta a mano alle aziende nei pressi di dove abita, sperando che abbiano bisogno di una figura professionale con le sue caratteristiche. Oppure c’è chi, più tecnologicamente, manda email alle suddette aziende (anche se alcune l’email non ce l’hanno nemmeno, oppure non è reperibile su Internet).

Non è sbagliato. Se vogliamo, però, mi sembra uno spreco di tempo. Perché, insomma, se un’azienda sta ricercando una persona per un determinato ruolo da ricoprire, immagino che non se ne starà con le mani in mano ad aspettare che gli cada dal cielo.

Certo, può essere che quell’azienda stia ricercando qualcuno per canali che io non frequento e che per un caso assurdo io proprio in quel momento mandi all’azienda il mio curriculum, senza nemmeno sapere che stanno cercando qualcuno. Ora, tra le altre cose questo qualcuno dovrebbe avere le caratteristiche e le esperienze che io ho, il che non è per niente scontato; anzi, è molto improbabile.

La cosa si fa ancora più improbabile se sono un neolaureato o un neodiplomato e, a meno di non avere una specializzazione specifica, fondamentalmente non so ancora cosa farne della mia vita lavorativa. Perchè a quel punto nella mia lettera di presentazione dovrò essere generico sul mio eventuale ruolo in azienda, cosa che, insomma, non è propriamente ideale. Chi riceverà il curriculum sarà portato a pensare “Questa persona vuole lavorare per noi ma non sa in che ruolo?!?”.

In conclusione, mi chiedo: tentare la fortuna va bene, ma non si perde un po’ troppo tempo e denaro? Non è meglio utilizzare gli strumenti che ci vengono forniti per far incontrare domanda e offerta di lavoro?

E quali sono questi strumenti? Le APL, o agenzie per il lavoro, come Adecco, Manpower, Gi Group etc.

Parliamone. Le APL sono agenzie che promuovono il lavoro interinale, cioè, non solo fanno da tramite per la ricerca del lavoro, ma anche per il rapporto di lavoro. Così, quando troverete un lavoro con una di queste agenzie, non firmerete un contratto con l’azienda che vi dà il lavoro, bensì con l’agenzia. La busta paga vi arriverà dall’agenzia, non dall’azienda.

Cosa cambia per voi? Niente, se non che rispondete direttamente all’agenzia e non all’azienda per la maggior parte delle cose. Questo è quello che si chiama lavoro interinale o somministrato.

Ma è vero che l’agenzia si prende una parte di quello che guadagno? No. NO. Voi percepite quello che l’azienda vi pagherebbe se vi avesse assunto direttamente. Sulla vostra paga viene riportato il vostro livello, la vostra remunerazione oraria/giornaliera, il tipo di contratto collettivo a cui far riferimento.
Poi, l’azienda paga all’agenzia una quota per i suoi servizi, ma questo non vi deve interessare: all’azienda fa ovviamente comodo che l’agenzia svolga la ricerca al posto suo e che si assuma determinate responsabilità, e questo è il motivo per cui paga un surplus rispetto a quello che pagherebbe senza agenzia, assumendovi direttamente (sempre se vi trova). Compra, insomma, dei servizi dall’APL.

I contratti con l’agenzia sono sempre a tempo determinato? Sì. L’agenzia vi assume per quella che si chiama “missione” per un tempo determinato. Vi ho parlato del fatto che la mia prima assunzione è stata di quattro giorni.
Poi la missione può essere presa come periodo di prova dall’azienda, che conclusa questa, può decidere di assumervi.

Perciò, il mio consiglio è: iscrivetevi alle agenzie per il lavoro. Fatelo online e se potete portate anche qualche curriculum a mano nelle filiali vicine a casa, tanto per farvi conoscere (e magari ricordare!). Di solito l’agenzia fa un primo colloquio conoscitivo per capire le vostre caratteristiche e “schedarvi”, di modo da potervi trovare subito nel caso di offerte che potrebbero interessarvi.

Un’ultima cosa: le APL non sono esclusive, cioè se siete iscritti ad Adecco potete tranquillamente iscrivervi anche a Manpower, non c’è alcun problema! Aumentano solo per voi le possibilità di essere chiamati. 🙂

Sono qui oggi per raccontarvi delle mie ultime esperienze di colloquio. Al momento, le mie ricerche di lavoro online si sono praticamente fermate, considerando che è da gennaio che nessuno mi chiama per candidature fatte su InfoJobs e simili. Semplicemente credo che, sui siti di ricerca del lavoro, ci siano dei momenti in cui la calma piatta la fa da padrone, e altri invece (gennaio/febbraio, settembre) in cui c’è effettivamente una possibilità di essere chiamati.

Dunque come ho ottenuto i miei colloqui? Con quello strano fenomeno chiamato SEGNALAZIONE (ne abbiamo già parlato QUI). Ho già spiegato in che modo la segnalazione è diversa dalla raccomandazione, ma è sempre bene ricordarlo.

Si definisce segnalazione quello che succede quando un’azienda è alla ricerca di una figura che svolga un determinato lavoro e uno dei suoi dipendenti conosce una persona che potrebbe essere disponibile, interessata e adatta. Il suddetto dipendente segnala quindi la cosa al responsabile della ricerca del personale, il quale può decidere di contattare o no la persona consigliata e fargli un colloquio, per verificare la sua effettiva attinenza alla posizione da lui ricercata, insieme agli altri candidati per il posto.

La differenza con la raccomandazione sta tutta qui: al raccomandato quasi mai si fa un colloquio e se lo si fa è spesso una farsa, una messinscena per far finta che sia tutto regolare. Il raccomandato può anche non essere adatto al ruolo, semplicemente è il figlio/cugino/amico di qualcuno (magari di importante nell’azienda) e viene quindi fatto passare davanti agli altri candidati (quando ce ne sono).

Chi viene invece segnalato, dopo la segnalazione, è quasi sullo stesso piano degli altri candidati, presentatisi magari tramite agenzia. Perché quasi? È normale che far entrare in azienda una persona conosciuta da un dipendente scarica un po’ della responsabilità su quest’ultimo, o meglio, è indice che quella persona è probabilmente responsabile e capace. Nessuno si sognerebbe mai di raccomandare il cugino Mose che corre spesso nudo per i campi con un fucile in mano.

Immagine

Il simpatico cugino Mose

Ben due persone diverse, mie conoscenti, mi hanno fatto sapere che: un’azienda vicino a casa mia cercava un’impaginatrice (non proprio, ma mettiamola così) giovane e volenterosa; un comune vicino a casa mia sta partecipando a un progetto credo provinciale per cui le aziende nei dintorni organizzano stage di 6 mesi in vari ambiti lavorativi. Sì, in effetti la seconda non è esattamente una segnalazione, quanto un avvertimento fatto a me che qualcosa stava succedendo (ma, come al solito, certe cose se non le vieni a sapere da qualcuno che se ne occupa non le saprai mai).

Sono andata a questi due colloqui, quindi, e mi sono sentita porre le seguenti domande:

– Quali sono i clienti con cui vorrebbe lavorare?

Allora. Premetto che a me le domande aperte lasciano sempre un po’ spiazzata. Ma, diamine, una domanda più generica non c’era? Io odio odio odio chi gira intorno alle cose e non arriva al punto, ma, ammetto, per rispondere a questa domanda, l’ho fatto. Per non essere costretta a dire che vorrei lavorare con clienti gentili, simpatici e magari pure bellocci che ogni tanto mi portino il caffè con brioche in ufficio.

Dopo, solo dopo che mi sono ingarbugliata mille volte cercando di dare una risposta sensata e che mi facesse apparire decisa e intelligente, il tizio mi ha spiegato cosa intendeva (clienti interni all’azienda, cioè i colleghi, o esterni, cioè i clienti veri e propri). Forse il selezionatore ha usato la tecnica del “vediamo se ti innervosisci”, ma non lo saprò mai.

– Qual è il suo sogno della vita? (con conseguente ramanzina su quanto sia importante avere un sogno o più sogni nella vita, se no come si va avanti?)

Ecco cosa avrei voluto rispondere:

Ah! Seriously? Il mio sogno della vita è essere straricca di default e potermi permettere di fare quello che voglio, nella vita. È essere J.K. Rowling, ma anche Suzanne Collins va bene. Stephenie Meyer no, o meglio, solo quella post-Twilight, di The Host (ecco, se poi ci buttiamo dentro anche Max Irons come fidanzato, meglio ancora). È essere una rockstar (ma pure pop va bene), cantare di fronte a milioni di persone negli stadi. È essere Emma Watson, o Mila Kunis, se non fossi una pippa sia a cantare che a recitare.

Come? Se ho anche qualche sogno effettivamente realizzabile? Diciamo che più che altro cerco di averlo.

Il mio sogno realizzabile è di avere soddisfazioni, santo cielo. Di svegliarmi la mattina a un’ora indecente e non essere del tutto depressa alla prospettiva di passare 8 ore in un ufficio. Di avere qualcosa da realizzare, qualcosa in cui credere e, alla fine, qualcosa di tangibile che mi faccia dire “Oh, questo l’ho fatto io”. Di sorridere, qualche volta, pensando che, forse, in fondo, sono brava in qualcosa, che forse il mio posticino nel mondo ce l’ho.

Solo questo, chiedo troppo?