Oggi mi sono ricordata (grazie a un promemoria del cellulare) di essere stata contattata circa un mese fa per sostenere un colloquio l’8 gennaio e quindi ho iniziato un po’ a informarmi su Internet sulla natura dell’azienda per cui avrei dovuto sostenerlo. Come avrete già capito, dopo circa 5 minuti di ricerca ho annullato l’appuntamento.

L’azienda è la StepItalia e in realtà pensandoci dopo mi sono ricordata di averne già sentito parlare dai ragazzi che hanno fatto uno dei corsi gratuiti con me per addetti alle risorse umane. Confrontando quelle esperienze con quelle reperite online mi sono fatta un po’ un’idea. Innanzitutto, il primo colloquio dura dai 5 ai 15 minuti, il che è già indice di scarsa serietà (un PRIMO colloquio “serio” dovrebbe durare all’incirca 45 minuti).

L’offerta, poi, è questa: una posizione di stagista in un ambito della gestione delle risorse umane per 3 mesi. ORa arriviamo all’intoppo: lo stage è non retribuito e l’orario di lavoro è dalle 9 alle 19, senza pausa pranzo.

Non posso dirlo con certezza, ma credo proprio che questa sia una di quelle agenzie che cambiano operatori ogni giorno, proprio perché dopo i 3 mesi di sfruttamento non retribuito le persone vengono lasciate a casa senza troppe cerimonie.

Non c’è niente di male a fare stage non retribuiti, ma a due condizioni: che dall’altra parte ci sia serietà e che si impari davvero qualcosa che possa esserci utile in futuro.

Oltretutto, state molto attenti, perché tra qualche tempo gli stage dovranno tutti essere pagati, con un minimo che verrà deciso dalle varie regioni (la Lombardia ovviamente non si è ancora mossa in questo senso, grazie mille Formigoni).

Io personalmente in questo caso credo che lascerò perdere, perché non solo dopo essermi sbattuta per 5 anni per trovare un lavoro decente mi vengono a dire che devo lavorare gratis, ma mi prendono pure in giro in questo modo che proprio non mi merito (e non si merita nessuno). Ognuno poi è libero di farsi un’opinione propria (grazie al cielo esiste Internet) e di decidere per sé. Proprio ieri ho commentato su un altro blog per dire che, è vero, lo sfruttamento esiste anche perché la gente lo accetta e vi si sottopone, ma c’è chi, non per colpa sua, non può letteralmente permettersi di rifiutare anche le offerte di lavoro più degradanti. Qui però non si parla più solo di sfruttamento, si parla di prendere in giro la gente e in più sfruttarla se ci casca, ed è ancora peggio.

Che ci siano organizzazioni legalizzate e alla luce del giorno (e non parlo solo di questa) che si permettono di fare questo mi fa rabbrividire e mi fa perdere la già poca fiducia che avevo nella società.