Cercare lavoro è un po’ come stare sulle montagne russe. Mandi curriculum qua e là e rimani in attesa che qualcuno ti chiami e attesa è decisamente la parola che userei, perché in quel momento non sono altro se non TESA, soprattutto se c’ è in ballo qualcosa che mi interessa davvero (dopo che la Feltrinelli ha snobbato la mia candidatura per uno stage non sono più entrata nelle loro librerie). Poi qualcuno ti chiama e allora sei al settimo cielo (be’ oddio, facciamo al quinto, forse quarto), ma poi scopri che è solo l’agenzia che ti chiede di fare il pre-colloquio (e torni al terzo cielo). Torni quindi a essere tesa (ma un po’ meno, perché comunque sei al terzo cielo) fino al momento del colloquio in agenzia e ritorni a essere un po’ più tesa dopo, perché non sai se ti chiameranno. Fortuna delle fortune, ti chiamano (voli verso il quarto cielo) e ti fissano il colloquio in azienda. Tensione alle stelle (c’è una costellazione proprio tra il quarto e il quinto cielo) fino a quando non arriva il momento del colloquio. Dopo, la tensione è al suo culmine e rimane così per circa due settimane, dopodiché sei quasi sicuro di non avercela fatta (perché nessuno ti fa sapere mai se non ce l’hai fatta). E da lì è una discesa a picco verso la terra, cioè il posto da cui eri partito. Se invece, oh gaudio, dovessero richiamarti e dirti che, per Giove, sei stato scelto, si vola dritti al settimo cielo… nel quale si rimane circa, non per essere pessimista, fino al secondo giorno di lavoro.

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